venerdì 30 novembre 2007

Gli antefatti

Le fasi di realizzazione del cimitero hanno il via poco dopo la catastrofe del Vajont della notte del 9 ottobre 1963 in cui morirono 1450 persone nella sola Longarone e distrutto oltre il 90% del patrimonio edilizio.
Il coinvolgimento di Avon, Tentori e Zanuso si colloca nell'arco di tempo tra il 1966 e il 1972, due anni dopo l'inizio del dibattito riguardante la complicata ricostruzione urbanistica di Longarone.
Dopo numerosi scontri tra il nuovo piano urbanistico su progetto di Samonà e il comitato sopravvisuti, viene ad Avon è assegnato il compito di mediare tra i due, con il ruolo di progettista delle scuole elementari e medie, del cimitero comunale di Muda Maè e delle tre tipologie abitative (case a torre, blocchi in linea e abitazioni a schiera).
Ma torniamo al cimitero.
L'incarico gli viene affidato dal Genio Civile di Belluno nel 1966 ma è poi lo stesso Avon che nominerà anche Tentori e Zanuso. Il problema è quello di stabilire il contributo di ciascuno dei tre progettisti: si può con ogni probabilità affermare che la soluzione sia stata concordata assieme nel 1966, sviluppata poi da Zanuso a Milano e infine modificata e tradotta in elaborati esecutivi a Udine nella primavera del 1969.
La costruzione è terminata soltanto nel 1972 a seguito di aspri contrasti tra il Genio Civile e il Comune di Longarone.

2 commenti:

ilmondoitaliano ha detto...

Scusa la mia ignoranza.. ma questo cimitero, centra qualcosa con il Vajont?? Perchè so che all'interno di quel cimitero, in mezzo ad un pacifico prato verde, sono situate due (o tre?) croci in legno che recano nomi di scomparsi nel Vajont (tra l'altro miei lontanissimi parenti).

valentina burigo ha detto...

no, il cimitero a cui fai riferimento è quello delle vittime del Vajont, sito in località Faè Fortogna (poco prima di longarone)ed è anche quello che compare nel film Vajont. Il cimitero da me analizzato invece è quello comunale di longarone, ricostruito anch'esso dopo il disastro Vajont ma non commemorativo della tragedia.